Riflessioni: cooperazione tra scuola e famiglia - GSO

Riflessioni: cooperazione tra scuola e famiglia

I due ultimi episodi narrati ci portano a considerazioni di carattere generale che vorrei qui trattare brevemente.

In primo luogo mi piace considerare la scuola quale luogo in cui imparare le regole della convivenza civile, il senso del rispetto delle norme giuridiche, delle leggi.

In secondo luogo ritengo che sia molto importante insegnare il patto su cui si fonda la nostra Costituzione Repubblicana a partire dagli organismi preposti alla costruzione, all’esecuzione e al controllo delle leggi.

In terzo luogo credo sia fondamentale a dare ai ragazzi il senso di responsabilità civica attraverso iniziative di carattere culturale svolte in classe e aperte verso la società esterna e verso le istituzioni repubblicane ed europee. Inoltre, mi sembra essenziale creare una coscienza civica e far apprezzare la libertà dentro un senso profondo di responsabilità, utilizzando gli episodi di violazione dei regolamenti scolastici come occasioni di pratica civica.

Infine ritengo indispensabile creare quelle occasioni di incontro tra famiglie, scuola e studenti che possano generare una collaborazione più stretta basata sulla fiducia e non meramente sull’erogazione di un servizio.

Più volte mi sono imbattuto in famiglie che pretendevano perché pagavano.

Più volte ho sentito dire che la scuola è un’azienda e deve essere organizzata in maniera tale da garantire un servizio di qualità prima che una buona relazione interpersonale.

Più volte ho incontrato ragazzi difesi a oltranza dai genitori i quali negavano i reati dei loro figli anche di fronte all’evidenza.

Più volte ho osservato disperati tentativi dei genitori di risolvere i problemi dei loro figli con la giusta intenzione, ma nel modo sbagliato.

Ho anche la consapevolezza che i racconti, fin qui presentati, sono alberi caduti di una foresta che silenziosamente continua a crescere. Molto probabilmente la soluzione è da cercare nell’attenzione verso un aspetto fondamentale del vivere insieme tra scuola e famiglia: la relazione interpersonale.

Proviamo a immaginare la scuola dentro un sistema di relazioni umane e non come struttura organizzativa. Scopriremo così che il presupposto della buona relazione è la fiducia. Senza fiducia non si costruisce l’alleanza scuola famiglia, che è premessa indispensabile per la buona realizzazione di ogni processo co-educativo. La scuola arriva seconda nella responsabilità educativa: prima c’è sempre la famiglia.

In ragione di ciò la collaborazione docenti-genitori si dovrebbe sviluppare su binari di complementarietà responsabile per arrivare ad un esito fondamentale: la crescita armonica del buon cittadino del mondo!

L’alleanza educativa è un ponte tra le due sponde della famiglia e della scuola. Quando manca una sola di tali sponde viene meno il ponte.

Diventa quindi necessario cercare altre rive per realizzare la costruzione. Talvolta è sufficiente un alunno ‘creativo’ per mettere a repentaglio la relazione e quindi il ponte. Se nei casi raccontati precedentemente fossimo arrivati alla conclusione che gli alunni costituissero un problema e che le famiglie avrebbero dovuto arrangiarsi, molto probabilmente si sarebbe arrivati anzitempo all’interruzione del rapporto educativo.

In una logica di “bene per lo studente”, invece, ciascuno si sarebbe potuto prendere in carico le proprie responsabilità.

La scuola, che punta alla formazione del buon cittadino e a costruire il dialogo educativo a partire dalla fiducia, saprà trovare le soluzioni ai problemi insieme alla famiglia, e ciò renderà non solo efficiente ma anche efficace il processo educativo.

Ma cosa significa tutto questo per la politica che deve prendere decisioni circa il futuro delle giovani generazioni?

Dal mio punto di vista significa sostanzialmente questo:

  • Favorire l’introduzione nelle scuole degli educatori professionali, ben presenti nei nostri percorsi di laurea, ma poco utilizzati nella pratica quotidiana a causa delle ristrettezze economiche nelle scuole. Con tali figure professionali i processi educativi legati al civismo potrebbero ricevere grandi benefici in termini di sensibilità sociale, attenzione all’ambiente, sviluppo di una coscienza ai temi della sostenibilità, della pace e della responsabilità ai reati. Lo studente ribelle non verrebbe punito, ma affiancato da un educatore che lavora insieme a lui, per valutare in che modo produrre la riflessione circa il ‘reato’ commesso. Persone dedicate a questo darebbero un grande sollievo a famiglie, insegnanti e agli studenti stessi.
  • Accompagnare la crescita educativa dello studente grazie alla professionalità degli insegnanti che sono in grado di sostenere il processo educativo-relazionale. Ecco quindi che con le attitudini alla relazione affinate attraverso corsi di formazione specifici, l’alunno potrebbe vivere con serenità, positività e gioia il dialogo educativo. Tutto ciò potrebbe avvenire attraverso le figure di tutor che accompagnano gli studenti nella loro crescita e nel loro cammino di apprendimento, che sono selezionate tra gli insegnanti stessi; meglio ancora se a ciascun docente fosse richiesto di diventare tutor all’interno della propria scuola.
  • Infine la pratica del civismo, anziché la sua teoria, favorirebbe iniziative di volontariato più svariate, quali l’organizzazione delle attività di servizio a favore dei più piccoli con ripetizioni, la realizzazione di servizi a favore dei più deboli in strutture vicine alla residenza dell’alunno o alla sede della scuola, oppure ancora la collaborazione stabile e non episodica con associazioni costituite per formare la coscienza dei giovani su temi importanti quali: la donazione degli organi, la lottaalla mafia, il rispetto dell’ambiente.

Nelle scuole anglosassoni che lavorano sul profilo dello studente questo tipo di attività è resa libera nell’organizzazione ma obbligatoria nella presentazione del curriculum scolastico, attraverso la richiesta della scuola allo studente del raggiungimento di un certo numero di ore annuali di servizio (Service), come parte del CAS (Creativity, Action and Service).

Tali attività consistono in un certo numero di lezioni, sia scolastiche che extra-scolastiche, che sono rese obbligatorie per valorizzare la parte creativa, manuale-sportiva e di volontariato dello studente finalizzata a realizzare il profilo dello studente.

È bello immaginare che nessuno studente debba essere punito, ma solo aiutato a creare una coscienza civica dentro di sé, anche di fronte ai casi più gravi e nonostante l’esito. Come nella prossima storia di Massimo.

Giordano Casonato

Direttore di GSO