Ho perso il conto di quante volte mi è stato chiesto perché l’IB è un programma così valido e perché continuo a scegliere di essere un’educatrice che ci crede. Una delle molteplici ragioni per cui sento che dovremmo tutti supportare l’IB è che la tecnologia, e il fatto che il mondo sia diventato molto più piccolo grazie ad essa, sta lasciando indietro molti altri curricula che non preparano gli studenti a ciò che li aspetta una volta conclusi gli studi.
Avendo frequentato solo scuole pubbliche americane durante tutti i miei studi, non c’è dubbio che non fossi preparata ad avere successo nel tipo di esistenza che ho deciso di vivere. Dal momento che il mondo si evolve ad una velocità così elevata, le competenze necessarie per realizzarsi appieno nelle società moderne vanno sempre di più al di là delle discipline e dei contenuti accademici tradizionali. È sempre più evidente l’importanza delle cosiddette competenze del ventunesimo secolo, che includono, tra le altre, la capacità di pensiero critico, di problem solving, le abilità comunicative e di gestione del tempo. Queste capacità possono preparare gli studenti a vivere e lavorare in un mondo fatto di così tante questioni complesse e di tecnologie che evolvono in modo molto rapido. In parole semplici, l’IB comprende tutto ciò e mira a soddisfare questi bisogni, con pensiero rivolto al futuro e insegnando agli studenti ad essere pro-attivi nel loro stesso apprendimento.
Il mio viaggio con l’International Baccalaureate è iniziato quasi 8 anni fa a Tbilisi, Georgia.
Ad essere onesta, fino a quel momento non avevo ben capito cosa fosse esattamente l’IB, o per quale motivo fosse un programma da cui farmi coinvolgere. Comunque, ne avevo sentito parlare unicamente in modo positivo, e così ho deciso di dargli un’opportunità: ad oggi posso dire che sono molto contenta di aver fatto questa scelta. Una delle prime cose che ho imparato è che al cuore della missione dell’International Baccalaureate risiede l’apertura all’internazionalità. Questo concetto non ha una definizione specifica e formale perché viene descritto in modo diverso da individui ed organizzazioni. Ha però alcuni aspetti comuni ed universalmente riconosciuti, come l’accettazione di culture e popoli diversi dal nostro; il rispetto, la valorizzazione e l’apprezzamento della diversità; la capacità di sentirsi responsabili verso la comunità globale; riuscire a comportarsi da cittadini del mondo. Dal momento che avevo deciso di vivere la mia vita oltreoceano, questo concetto ha fatto breccia nel mio cuore e nella mia mente, coniugandosi perfettamente con lo stile di vita che avevo deciso di intraprendere. Credo che sia stata questa la causa scatenante che mi ha fatto decidere di abbandonare ogni altro metodo di insegnamento e mi ha fatto scegliere l’IB a tempo pieno. Era qualcosa che stavo già sperimentando nella mia vita, e che mi ha permesso di imparare ancora di più e di circondarmi di persone che avevano la mia stessa visione del mondo.

Man mano che insegnavo, apprezzavo sempre più il focus del programma: lo sviluppo a tutto tondo del ragazzo, enfatizzando i bisogni sociali, fisici, emotivi e culturali, oltre alla crescita puramente accademica.
L’IB aiuta infatti lo studente a diventare cittadino del mondo, attraverso lo sviluppo della propria identità e della consapevolezza culturale, donandogli i mezzi necessari per affrontare il proprio futuro. Riesco davvero a vedere come gli studenti acquisiscono le abilità sociali sia individuali che collaborative, attraverso un approccio d’insegnamento e di apprendimento attivo e basato sulla curiosità dello studente, che si interroga continuamente sui concetti studiati. Per ogni perché c’è bisogno di un come e credo davvero che l’IB faccia un ottimo lavoro nel rendere accessibile e valutabile il suo programma, attraverso il Learner Profile, dando agli studenti la possibilità di scegliere in base ai loro punti di forza, invece che ai loro punti deboli: qualcosa che un numero davvero ristretto di strutture educative si impegna a fare.
Oltre ad essere attualmente l’IB Coordinator di GSO, di professione sono un’insegnante di lingua e letteratura inglese (e al momento insegno anche questo corso presso GSO). Ciò che cerco costantemente e continuamente di fare è infondere nei miei studenti l’idea che tutto va messo in discussione.
C’è un critico che descrive la poesia di Sylvia Plath come risultato della sua depressione anziché qualsiasi altra forma di motivazione? Mettilo in dubbio. C’è un filosofo che dice che la Terra esiste in spazi concreti e non riusciremo mai a evaderne i confini? Mettilo in dubbio. C’è un esponente politico di alto livello che afferma che qualsiasi notizia pubblicata dalla stampa sia falsa? Mettilo in dubbio. Il miglior modo di trovare un parere neutrale è leggere quello di chiunque altro. Inoltre, è impossibile crearsi la propria personale opinione se non si conoscono a fondo tutte le opzioni. Ciò che distingue l’IB è il suo approccio all’apprendimento, di mentalità molto aperta: mira ad insegnare ai ragazzi come pensare, e non cosa pensare. Secondo la mia opinione, questa è la parte più importante dell’educazione stessa: valorizza l’esplorazione ed incoraggia gli errori commessi durante la fase di apprendimento.
A GSO, lavoriamo tutti insieme per assicurarci che le capacità che cerchiamo di far sviluppare ai nostri studenti, facciano parte anche di noi stessi. Essere l’IB Coordinator mi ha dato ancora più opportunità di interazione personale con gli studenti, oltre ad avermi permesso di imparare insieme ai loro insegnanti.
La mentalità comunitaria che abbiamo creato qui a Oderzo stimola la crescita e lo sviluppo a livello sia personale che professionale.
La nostra è una filosofia di collaborazione che mira a costruire un ambiente in cui lo studente è posto al centro. Non c’è alcun dubbio che in pochi mesi, siamo tutti cresciuti sia a livello personale che come team. Non vedo l’ora di scoprire quali novità porterà il resto dell’anno.
Kim Philot
IB Coordinator


