La famiglia avvocati: la logica del fallimento - GSO

La famiglia avvocati: la logica del fallimento

Nel raccontare storie di vita scolastica vissuta ho scelto i casi più curiosi, più eclatanti, quelli che riescono a mettere in luce meglio le sfere di disagio e nel contempo a far emergere le opportunità di cambiamento che si rendono necessarie nel sistema scolastico.

È il caso di questa famiglia di avvocati che si ritrovano, improvvisamente, con la figlia bocciata, secondo loro ingiustamente e avviano un ricorso contro la scuola per irregolarità nello svolgimento dello scrutinio.
In effetti, il consiglio di classe elaborava una decisione di bocciatura a stretta maggioranza, dimostrando una certa difficoltà nell’affrontare la situazione; in più la decisione sembrava presa con il voto favorevole alla bocciatura dell’insegnante di religione, che per legge non può essere decisivo.
Insomma, sembrava che tra le pieghe di questa valutazione del consiglio di classe ci potessero essere gli estremi per un esito del ricorso a favore della famiglia.


Anche qui la problematica arriva sul tavolo del dirigente scolastico che deve sentire la famiglia.
Il colloquio si sviluppa subito su binari giudiziari alquanto precisi e le ragioni tecniche sono quanto meno plausibili.
Il padre esordisce in questo modo: «Buongiorno dott. Casonato. Siamo qui da lei perché crediamo che la scuola abbia commesso un gravissimo errore».
La madre, che sembra molto più inferocita del padre, rincara la dose: «Non è ammissibile che si verifichino queste cose in una scuola cattolica. Noi ci sentiamo abbandonati, delusi e feriti dall’indifferenza con la quale tutte le componenti scolastiche hanno ignorato volutamente le ragioni di difficoltà di nostra figlia».
«Volevamo avvisarla che noi siamo una famiglia di avvocati e che il ricorso andrà avanti finché sarà necessario a riconoscere gli errori della scuola e a riportare nostra figlia alla classe successiva», incalza il padre in un modo che sembra già aver emanato la sentenza.
A questo punto, messo in difficoltà e deciso a giocarmi le ragioni del bene dello studente, utilizzo il registro linguistico più consono ad un ufficio di scuola che ad un tribunale e rispondo:
«Come sta Federica? È possibile vederla per parlarle?»
I genitori un po’ spiazzati dal mio ragionamento incalzano comunque.
«Piange tutto il giorno. E comunque noi siamo qui per affrontare con lei la questione del ricorso. Vede – tirando fuori dalla borsa un fascicolo di documenti alto venticinque centimetri – noi vorremmo discutere con lei dell’inaffidabilità delle dichiarazioni di alcuni insegnanti».
A questo punto, cercando di mantenere la calma in una situazione che si preannunciava di fuoco, ribatto con fermezza: «Se siete qui in qualità di avvocati devo cercare anch’io i mie avvocati. E quindi ci rivediamo con loro. Se vogliamo pensare al bene di Federica datemi la possibilità di vederla, di sentire come sta, di cercare di capire con lei le ragioni dell’insuccesso e di studiare insieme a lei il da farsi. Qualsiasi sia la scelta che vorrà compiere, restare nella nostra scuola ripetendo l’anno scolastico, cambiare scuola o vincere il ricorso e continuare questo indirizzo di studi, io spero di poter essere utile alla sua causa: la causa della ricerca delle ragioni dell’insuccesso!»
La famiglia si ritrova nuovamente spiazzata dall’affermazione.
Il linguaggio degli avvocati scompare un po’ alla volta e risento parlare la mamma e il papà.
Finalmente la discussione si orienta sulle effettive difficoltà scolastiche, sulla situazione di disagio che la ragazza vive da più anni a causa di una situazione adolescenziale non ancora superata e che mette in crisi loro come genitori. Nel vedere la figlia fragile e insicura questi genitori sentono la necessità di supportarla in tutto e per tutto ma forse nel modo sbagliato, quanto meno sbagliato per le esigenze implicite richieste dalla giovane: il bisogno di affrontare da sola l’insuccesso scolastico e imparare dalla vita un nuovo modo di essere se stessa senza la proiezione dei genitori che vedevano in lei un futuro avvocato.

A questo punto rifletto sulle molte famiglie che, nella loro generosità affettiva, non riescono a compiere per i loro figli delle scelte pienamente educative. In questo caso si tratta della paura del domani e soprattutto dell’insuccesso come dinamica da evitare, per riprodurre al suo posto uno stereotipo di successo, che consta in una parte che vince e una che perde proprio come tra avvocati.
Spesso, però, c’è molto di più da cercare nella logica dell’insuccesso.
Nelle numerose visite a scuole internazionali che ho compiuto negli ultimi anni, ho apprezzato molto la logica anglosassone, più puntualmente inglese, di rifiuto della bocciatura: a scuola non si boccia nessuno, tutti promossi. Le valutazioni avvengono accertando le competenze e conoscenze dell’alunno, in particolar modo, giunti alle superiori si orientano i ragazzi nelle scelte professionali o di studio più consoni alle loro attitudini e competenze maturate. Quindi lo studente può cominciare il liceo e trasmigrare nella scuola professionale o anche viceversa. La scuola inglese è tutta orientata a favorire le scelte personali.
Gli insegnanti mettono a disposizione degli studenti un certo numero di ore a settimana, previste dal contratto, per l’orientamento. In Italia c’è una scuola Internazionale, che ho visitato, riconosciuta dal governo Britannico, dove gli insegnanti non hanno le ore di cattedra, ma le ore di lavoro: trenta ore a settimana. Di queste trenta ore a settimana venti sono di lezione. Le altre ore servono a fare riunioni di dipartimento, correggere compiti, preparare verifiche e lezioni e soprattutto a ricevere personalmente gli studenti. L’insegnante quindi ha un suo orario di lavoro. Entra a scuola alle 8.30 e finisce alle 16.00 con alcune sospensioni per la ricreazione e la pausa pranzo. La retribuzione supera i 2.000,00 euro netti al mese come primo impiego.

Il sistema di reclutamento della scuola, inoltre, è a dir poco fantastico. Esistono infatti società specializzate nella selezione degli insegnanti. Il software messo a disposizione della scuola da queste società, consente al dirigente scolastico di valutare quelli da assumere (evitando, ad esempio, il rischio dei Tourist teacher , cioè insegnanti che spesso cambiano città solo per il gusto di visitare e vivere in paesi sempre diversi e quindi risultano meno fedeli nell’offrire una continuità didattica nella stessa scuola per più tempo).

Quando la scuola cerca, per esempio, un insegnante di Matematica, il curriculum che arriva dalla società di selezione viene valutato dal dirigente scolastico con un voto da 1 a 10. Stessa cosa fanno i collaboratori più stretti del dirigente e i capi del dipartimento incaricati. Ne esce una classifica di dieci, quindici candidati selezionati, che porta il dirigente a scegliere i primi tre. Una volta identificati i docenti, si fissano i colloqui nella sede di Londra, e quindi il dirigente si sposta nell’ufficio della società per adempiere all’ultima fase prima dell’assunzione.
Tale selezione verifica sempre le conoscenze dell’insegnante, i luoghi dove le conoscenze sono maturate, le competenze professionali già maturate nell’ambito dell’insegnamento e l’esperienza di accompagnamento personale realizzata con i ragazzi.
Perché racconto questo? Cosa c’entra con il caso che stiamo trattando?
Ai più esperti non sarà sfuggito il confronto, oserei dire tecnico-politico, tra il sistema italiano e quello inglese relativamente all’orientamento di vita professionale.

Nel sistema scolastico italiano la bocciatura diventa il problema, in quello inglese il problema è l’orientamento.
Da un lato si valuta se lo studente possa o non possa proseguire alla classe successiva, dall’altro, quello inglese, si ri-orienta la persona nelle scelte di studio.
Il primo è un sistema che ha al centro l’accertatore e i programmi scolastici.
Il secondo è un sistema che ha al centro la persona e di conseguenza si serve dei programmi scolastici per sviluppare i talenti.
Cambia il focus. Cambia l’oggetto del contendere. Cambia soprattutto il rapporto con le famiglie. Il sistema inglese invita ad una relazione proficua tra insegnante e studente, con la conseguenza che si creerà più facilmente una buona relazione con la famiglia.
Il tema, quindi, non è la valutazione attribuita o la bocciatura, ma se il futuro dell’allievo possa essere liceale o professionale, teorico o pratico, breve o lungo. Insomma, si discute di futuro con la famiglia e lo studente frequenta la scuola senza l’ansia della prestazione, ma cercando di mettere in gioco le sue risorse.
Non vorrei che questa descrizione sembrasse il racconto di una scuola ideale o idealizzata. Immagino che anche le scuole inglesi abbiano i loro problemi, a cominciare dall’ eccessiva rigidità nella valutazione del sistema qualitativo degli apprendimenti, ovvero la valutazione delle scuole stesse.
A questo punto ritorno a Federica, al suo disagio, e ritengo che in una scuola di ‘orientamento’ probabilmente il colloquio con i genitori sarebbe andato molto meglio.
Comunque sento il dovere di cercare una buona soluzione per la scuola, per la famiglia e per l’allieva.
Incontro Federica, mi sembra una ragazza meno triste di come me l’avevano descritta i genitori.
Il colloquio si sviluppa in modo cordiale a partire dai suoi sogni. La presenza della mamma non agevola una discussione libera, per cui colgo qualche imbarazzo quando, immaginando un suo futuro da avvocato, la ragazza abbassa la testa e cela col silenzio molto di più di quanto avrebbe detto con qualsiasi parola.

Perché non posso parlare a Federica di sogni?
Lascia che ti racconti, Federica, di come da bambino sognassi la professione di insegnante, delle vicende della vita che mi hanno portato a fare l’impiegato, in azienda prima e in banca poi, per arrivare successivamente a trovare il posto come docente nella scuola dove ero cresciuto; quanto sia stato bello il momento di assunzione nella mia scuola, che ho vissuto come segno di riconoscenza per il tanto bene ricevuto quando ero stato giovane.
Federica, lasciati portare dal vento impetuoso dei tuoi sogni, trasformali in visione e accarezzali come si fa con i bambini, perché è nel coltivarli con amore che ti aiutano a diventare grande. Sogni tuoi, non dei tuoi genitori.
I genitori consapevoli del loro ruolo educativo si mettono in ascolto dei sogni dei propri figli e li aiutano a costruire prima la visione, gli obiettivi professionali poi e infine l’autonomia necessaria a proporsi al mondo del lavoro con competenze e attitudini tutte speciali.
Genitori attenti ai sogni e alla realtà lavorativa aiutano a i figli a procedere verso mete professionali con passione, genialità e altruismo.
Genitori, svegliamoci!
I figli non hanno bisogno di essere protetti, ma di crescere.
Chiedono la sicurezza per poter coltivare con serenità i loro talenti.
Genitori, raccontate ai vostri figli il sogno di un’antica speranza. Insegnate loro la magia della vita.
Stategli sempre vicini, date fiducia all’amore, il resto è niente- come evoca una bellissima canzone di Giorgio Gaber.
Credo che anche questo possa essere il segreto per affrontare le difficoltà e gli insuccessi.
Non mi pare che sia dell’educatore dire: «Facciamo causa, poi vinciamo il ricorso e ti rimetti in carreggiata come ti compete». Cara Federica, dov’è il racconto dell’antica speranza? Dov’è la magia della vita? Dove puoi imparare la fiducia nell’amore?
Tutto questo avrei voluto raccontarti in quel momento, ma l’ascolto del disagio, la sincera volontà di aiutarti con le ripetizioni e il rispetto per il dolore dei genitori me l’hanno impedito.
Ho comunque ottenuto l’abbandono della causa da parte dei genitori.

Tu alla fine hai accettato la bocciatura. Hai cambiato scuola. La domanda che mi frulla in testa è: avrai almeno cambiato vita?
Avrai cominciato a scegliere senza che siano i tuoi genitori a scegliere per te? Se questo non fosse avvenuto, anche l’insuccesso sarebbe stato vano, anche le fatiche si sarebbero svuotate di senso anche la tua vita avrebbe dovuto attendere la prossima occasione.
Nella scuola italiana tutto è programmato. Ho scoperto con immenso piacere che in alcune scuole finlandesi c’è la programmazione della distrazione. Le lezioni scolastiche sono scandite in modo tale da dare allo studente, fin da quando è piccolo, un tempo per organizzarsi il tempo. Fantastico! Da noi tutto è organizzato. Tutto è intruppamento. Ci sono le responsabilità. I rischi legati alle possibili cause. Ci sono le assicurazioni che non coprono tutti i rischi se il comportamento dei docenti non è stato diligente. Il dirigente scolastico mette a repentaglio la sua carriera professionale, se non si rispettano fedelmente le regole.
Quello che succede dopo, all’Università o nel mondo del lavoro, interessa a pochi. L’importante è che l’esercizio della responsabilità non produca conseguenze patrimoniali, personali o magari anche penali.
La strategia della scuola Italiana si fonda sulla paura. Paura del ricorso, paura dell’incidente, paura degli ispettori, paura di educare. Con la paura non si fanno scelte ma solo griglie. Siamo diventati la scuola delle griglie.
Le griglie di valutazione.
Le griglie per la correzione dei compiti.
Le griglie delle mappe concettuali.
Le griglie del sapere.
Le griglie per le competenze, perché anche se sono impossibili da valutare una griglia consente di trovare sempre la soluzione.
Griglie per i programmi scolatici, pardon indicazioni nazionali.
Griglie per le graduatorie permanenti relative alle immissioni in ruolo.
Griglie per le immissioni in ruolo.
Le griglie delle uscite didattiche.
Le griglie delle attività interdisciplinari.
Le griglie per la condotta.
Le griglie per i crediti formativi.
Le griglie per gli stage.
Le griglie per l’alternanza scuola lavoro.
Le griglie per bruciare il capo alla prossima proposta di griglia.
Una griglia in meno e una relazione educativa in più!
Magari perderemo un ricorso, ma rischieremo di vincere la battaglia della vita.
Meno griglie più relazioni, è la scuola che vedo nel futuro.

Giordano Casonato

Direttore di GSO